Sabato 17 Luglio

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Va così. Ci sono giornate di questa Settimana Internazionale dei Diritti che alla fine hai sei o sette personaggi che ti tornano in mente. Uno per quella parola particolare che ha detto e che ti ha fatto pensare, uno per la sua storia… La giornata di ieri l’ho chiusa invece con due chiodi fissi in testa, uno piacevolissimo e l’altro angoscioso. Il chiodo fisso bello sono le poesie per l’infanzia di Bruno Tognolini. Lo confesso: non l’avevo mai sentito. Ne sono rimasto conquistato. Gli ho perfino chiesto l’autografo sul suo libro “Rime di rabbia”. Il suo giocare con la metrica, con il ritmo, l’uso dolce e creativo delle parole e dei suoni, la mite profondità di un pensiero che non rinuncia alla rabbia, l’ironia che lo porta a contrapporre le rime dell’autonomia operaia del ’77 a quelle dei bambini dell’asilo e a smontarle e rimontarle, tutto questo mi è parso stupendo. Indimenticabile. Anche perché lui stesso mentre recita sembra un bambino con i capelli bianchi, lui stesso mentre insegna si fa monello. Sublime la poesia dedicata al bambino che vorrebbe vivere senza felpa; ma anche quella del bimbo che chiede di potere giocare non per socializzare o per imparare, ma di potere “giocare per gioco”.

Il secondo chiodo fisso è l’Aquila. Il docufilm in tre atti di Zoro è sconvolgente. Atto primo: l’Aquila attraverso le televisioni. Atto secondo: l’Aquila attraverso le immagini girate da Zoro. Atto terzo:
l’Aquila e gli aquilani davanti ai palazzi del potere a Roma (sempre immagini di Zoro). Scopri così che all’Aquila non è deserto solo il centro storico ma anche le periferie, che a colpo d’occhio sembrano in piedi e invece sono tutte lesionate e disabitate. Scopri soprattutto che la gente semplice dell’Aquila è andata a Roma e che le sue sacrosante intemperanze sono diventate, nella cronaca televisiva, provocazioni dei centri sociali romani. E che i poveri manifestanti devono andare a ripescare le immagini esistenti per spiegare a chi non c’era che erano proprio loro, aquilani in carne e ossa, a protestare, altro che anarchici e autonomi. Che c’erano Gianfranco e il fratello di Giuseppe, guardali qui, altro che “vi siete fatti strumentalizzare”. Pazzesco. Tutto questo
è pazzesco. L’Aquila diventerà un caso di esperimento socio-mediatico (realizzato dal potere) di interesse mondiale. Questo penso da ieri sera.

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